alzheimer

20 Settembre 2019

21 Settembre 2019 - XXVI Giornata Mondiale Alzheimer


"Demenza, parliamone”. Con questo slogan si celebra la XXVI Giornata Mondiale dell’Alzheimer in programma sabato, 21 settembre 2019: un appuntamento globale che si inserisce del VII mese mondiale dedicato alla malattia.
L'istituzione di questa giornata testimonia la crescita di un movimento internazionale che vuole creare una coscienza pubblica sugli enormi problemi provocati da questa malattia e ogni anno riunisce in tutto il mondo malati, familiari e associazioni Alzheimer.

Tantissimi gli appuntamenti in Italia, pensati per ridurre lo stigma intorno al morbo di Alzheimer, affinché se ne parli senza tabù. Le demenze (di cui il 60% sono diagnosticate come Alzheimer) sono un processo degenerativo che colpisce le cellule cerebrali. Ne sono afflitte circa un milione e 271 mila persone in Italia, colpite dalla progressiva alterazione di memoria, pensiero, ragionamento, linguaggio, orientamento, personalità e comportamento.

Di demenze si parla poco, nonostante la diffusione del problema. Il tema è difficile da affrontare, anche all’interno della famiglia che lo vive quotidianamente.
È bene ricordare quindi che le malattie come l’arteriosclerosi o la demenza senile ora rientrano tutte nell’Alzheimer.

Oggi esiste anche una forma giovanile, detta presenile, ed è quella che si manifesta prima dei 65 anni e ha come sintomi la difficoltà della memoria recente (“non ricordo cosa ho fatto il giorno prima”) oppure comportamenti strani come dimenticarsi le luci accese, le porte aperte, perdersi in luoghi conosciuti. La diagnosi in questi casi si fa attraverso dei test di deterioramento, efficaci per dare un orientamento, e soprattutto attraverso il racconto dei familiari. Il neurologo deve essere in grado di distinguere una memoria indebolita da una memoria malata per individuare subito la malattia e trovare a giusta terapia, per aiutare il paziente e la famiglia che lo assiste.

Purtroppo, l’Alzheimer è una malattia che non si può prevenire. Certo, se si conduce una vita virtuosa, facendo attività fisica, mangiando cibi salutari e tenendo allenata la mente, se ne trarrà beneficio, ma si tratta di una malattia degenerativa per la quale la prevenzione non è certa.
Tenersi controllati con visite periodiche permette di scovare immediatamente il problema prima che il declino cognitivo diventi da lieve a molto grave.